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Al comune di Pescara costituito Parte Civile nel processo cd. Mega discarica di Bussi, difeso dall’avvocato Franco Perolino dello studio Synpro, è stato riconosciuta in data 17/02/2017 una provvisionale immediatamente esecutiva di Euro 200.000,00 con riconoscimento del danno subito dal capoluogo abruzzese nonostante le matrici ambientali del suo territorio non fossero direttamente interessate dalla discarica. Il provvedimento è stato reso dalla Corte di Appello di L’Aquila dopo la conversione del ricorso per Cassazione dei PM avverso la sentenza della Corte d’Assise di Chieti che aveva assolto dal reato di avvelenamento delle acque e prosciolto per prescrizione dal reato di disastro innominato ambientale riqualificato come colposo.

La sostanziale modifica della sentenza di primo grado ha prodotto un risarcimento danni e provvisionali a carico degli imputati quantificati in 3,7 milioni di euro, così ripartiti: 2,705 milioni di provvisionali e 592 mila euro che con gli oneri arriveranno a un milione di spese legali.

La pronuncia in commento si inserisce nel filone giurisprudenziale che interpreta in chiave soggettiva il principio comunitario del “chi inquina paga” e costituisce un’interessante occasione per indagare il tema delle responsabilità del proprietario dell’area, diverso dall’autore dell’inquinamento, per la violazione della normativa ambientale.

La prima formulazione del principio “chi inquina paga” è dovuta a livello internazionale all’OCSE, che nella Raccomandazione del 26 maggio 1972, n.128, ha affermato la necessità che all’inquinatore fossero imputati “i costi della prevenzione e delle azioni contro l’inquinamento come definite dall’Autorità pubblica al fine di mantenere l’ambiente in uno stato accettabile”.

Sul piano comunitario, la prima Raccomandazione adottata di comune intesa dalla CEE, dalla CECA ed dall’EURATOM risale, invece, al 3 marzo 1975 (Racc.3 marzo1975, n.436).

L’accoglimento del principio da parte della Comunità Europea è coerente con le finalità del mercato comune, atteso che il principio viene incontro alla necessità che siano gli operatori economici a sopportare i costi dell’inquinamento prodotto. Se tali spese fossero affrontate unicamente dallo Stato in modo diretto o attraverso la concessione di aiuti in grado di favorire l’economia di alcuni territori e non di altri, si creerebbero ingiustificate posizioni di vantaggio idonee a ledere la concorrenza e il libero mercato.

Gli strumenti di applicazione del principio in esame si inseriscono all’interno del processo di evoluzione delle politiche ambientali comunitarie e nazionali degli ultimi tre decenni.

In quest’ambito, può essere utile proporre una distinzione, che riguarda la motivazione per cui scatta il pagamento.

Tra gli strumenti più tradizionali che presuppongono un “obbligo”di pagamento a carico degli inquinatori distinguiamo:

a) Strumenti di comando e controllo, consistenti in standard (di livelli di pressione ambientale ammessi, di qualità ambientale, di prodotto e di processo): al responsabile dell’inquinamento è fatto obbligo di intraprendere determinate azioni volte a prevenire o ridurre l’inquinamento;

b) Strumenti “di mercato”, che lasciano, all’interno di un preciso quadro normativo, un margine di scelta ai soggetti destinatari delle norme su come ad esse ottemperare. In particolare si possono considerare: Tasse e tariffe ovvero prestazioni in denaro, con lo scopo di indurre l’inquinatore a ridurre o eliminare l’inquinamento (funzione di incentivo), o di addebitargli la sua quota dei costi complessivi dell’inquinamento (funzione di redistribuzione); i permessi negoziabili, di cui il soggetto inquinatore dovrà essere in possesso (mediante allocazione iniziale o successivo acquisto sul mercato) per poter legittimamente svolgere l’attività economica da cui viene generato l’inquinamento.

c) A standard, tasse/ tariffe e permessi può aggiungersi una terza tipologia di strumenti di intervento, che è quella dell’introduzione di responsabilità legali (civili e penali) a carico dei responsabili della produzione di danni ambientali, con funzione di prevenzione o riparazione del danno stesso. Questo strumento si può interpretare come una estensione esplicita dell’ambito del principio “chi inquina paga” alla riparazione ex-post di danni ambientali, mentre standard e tasse/tariffe si possono interpretare come modalità di attuazione di interventi, ex-ante ed in itinere, di prevenzione e/o riduzione dell’inquinamento. Nel caso di standard, tasse/tariffe e permessi, viene fatto carico all’inquinatore dei costi da sostenere per ridurre le “pressioni” ambientali; nel caso della responsabilità, invece, i costi da attribuire all’inquinatore si estendono alla riparazione degli “impatti” prodotti dal degrado ambientale.

E’ evidente come la sentenza sopra citata rappresenti espressione della terza tipologia di intervento.

 

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